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Lucullo e le “Cerase”


Nel cuore di Palepoli, in cima alla collina di Pizzofalcone, c’era la villa di Lucullo che era un generale romano, e quando non era in giro a guerreggiare se ne stava lì a godersi la vita e la splendida vista che da lì si gode e che tutti quelli decidono di venire a Napoli dovrebbero vedere.
Da lì ci si affaccia sull’isolotto di Megaride che fu il primo nucleo tra il decimo ed il nono secolo avanti Cristo della città di Napoli ad opera di coloni greci provenienti da Rodi, che rappresenta assieme al quartiere di S.Lucia, il cuore di Napoli.
Su quest’isolotto sorge il Castel dell’Ovo altrimenti detto Castrum Lucullanum in quanto edificato su una parte della villa medesima, i cui resti sono perfettamente visibili nel sottosuolo dello stesso nella cosiddetta sala delle colonne, che si estendeva appunto dall’isolotto di Megaride su per il monte Echia e fino, addirittura, all’attuale piazza Municipio.
Lucullo, in una delle guerre che fu mandato a combattere, in Asia Minore, più o meno dove ora è la Turchia.
Mentre si trovava lì, in una città di nome Cerasunto, Cerasus in latino, vide un albero che produceva dei frutti piccoli, rotondeggianti e succosissimi che a lui, noto amante del mangiar bene, piacquero moltissimo e, seduta stante, decise di portarsene un esemplare dietro per tentare di trapiantarlo nel giardino, o meglio parco, della sua villa di Palepoli.
Il trapianto riuscì perfettamente e così i suoi amici di Palepoli poterono conoscere anch’essi quel dolce e piccolo frutto. L’albero fu chiamato col nome latino del luogo da dove proveniva: Cerasus, tradotto in volgare in ciliegio.
Ma gli eredi degli abitanti di Palepoli continuano ostinatamente a chiamarlo col suo vecchio nome latino C’ras , con la c dolce e la s lunga.

 

 

Fonte; vesuviolive.it, dayitalianews.com